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Ciminna
Sicilia. Ciminna (PA),
loc. Pizzo
Direzione: Emmanuele Curti
Coordinamento delle attività sul campo: A. D'Onofrio, A.
Lepone, M. Nicodemo, M. Pellegrini, C. Prascina, J. Sewell, G. Sterpa,
G. Verbicaro
L’indagine iniziata con il Birkbeck
College (University of London) e proseguita dal 2003 con
la Scuola di Specializzazione di Matera,
interessa la sommità del Pizzo di
Ciminna (), ove è presente un insediamento
indigeno. Lo scavo sul terrazzamento posto alla sommità
del picco più alto, aveva già portato alla luce una
serie di strutture e , in particolare, un sistema di materiali che
facevano presagire la presenza di un complesso
sacro (). Di particolare interesse si erano rivelati
rivelati due ambienti: A1, scavato parzialmente nella roccia (), con una possibile copertura in mattoni crudi ed aperto verso
una corte - da notare la presenza di un dolio nell’area antistante.
L’altro ambiente (A2 e B2 - ), tipologicamente inconsueto,
è costituito da un’abside che chiude una serie di ambienti
verso Est.
La campagna 2005 ha avuto come obbiettivi primari lo studio e l’analisi dei materiali, e contemporaneamente una piccola campagna di scavo sia nell’area già interessata dalle indagini precedente sia in un nuovo settore, per ampliare le conoscenze sulle forme insediative del Pizzo.
Nel primo caso, si è deciso di indagare il ciglio meridionale del terrazzamento (), per verificare la possibile presenza di mura di contenimento dell’impianto portato alla luce negli anni precedenti: dopo aver portato alla luce il resto dell’ambiente individuato nella campagna precedente, caratterizzato dalla presenza di una serie di pithoi, sono emersi, sul lato meridionale, i resti del muro di terrazzamento, realizzato in blocchi di notevoli dimensioni. Le nuove indagini non hanno peraltro apportato nuovi elementi per comprendere definitivamente la natura del complesso di IV sec.a.c., che esso sia di carattere sacro o insediativo: permane comunque l’impressione che, data la specificità tipologica delle strutture e il sistema dei materiali, il complesso debba avere una funzione ‘pubblica’ piuttosto che privata.
Proprio per verificare la possibile specificità dell’area, si è deciso di intervenire in un altro settore del Pizzo (), sull’altro lato della sommità stessa, dove si era notato un regolare dislivello nell’area di accesso all’’acropoli’: un saggio ha portato alla luce i resti di un’altra podersosa struttura muraria (), che deve forse interpretarsi come possibile cinta interna dell’insediamento. Lo scavo stratigrafico, pur compromesso da interventi successivi, ha permesso di datare l’impianto nel corso del IV sec.a.C., seppur la notevole presenza di materiali arcaici riaccende il dibattito sulle dinamiche insediative del comprensorio, dove i livelli ‘ellenistici’ sembranio riimpiantarsi su vestigia arcaiche senza tracce di frequentazioni di V sec.a.C.
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