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Jure Vetere

Calabria. San Giovanni in Fiore (CS), Loc. Jure Vetere
Direzione: C. D. Fonseca
Coordinamento scientifico delle attività sul terreno: D. Roubis, F. Sogliani

Nel mese di luglio del 2005 si è svolta la quarta campagna di scavo archeologico a Jure Vetere di S. Giovanni in Fiore, a 1100 m s.l.m. dell’altopiano silano (Figg. 1-2). Lo scavo è stato condotto dal CNR IBAM di Lagopesole (PZ). L’iniziativa, in stretta collaborazione con la Soprintendenza Archeologica della Calabria, ha visto la partecipazione degli specializzandi della Scuola di Specializzazione di Matera. Lo scavo si è avvalorato di contributi finanziari forniti dal Comitato Internazionale per le Celebrazioni dell’ottavo centenario della morte di Gioacchino da Fiore, dal Centro Internazionale di Studi Gioachimiti e dalla Fondazione Palazzo Collice.
(Fig.3) Gli sforzi dell’équipe di quest’anno si sono concentrati nell’approfondimento dei sondaggi in alcuni punti del complesso ecclesiastico ancora non indagati a sufficienza (zona nord chiesa, zona del presbiterio, zona cappella sud). La prima fase dell’edificio CF 1 (Fig.4) in base all’integrazione dei dati desunti da quest’ultima campagna di scavo, risulta articolato in una navata centrale, desinente in un coro rettilineo. La navata è affiancata sui due lati nord e sud da due ambienti speculari terminanti con due piccole absidi semicircolari, la cui estensione in lunghezza risulta fortemente difforme tra ambiente a nord e ambiente a sud. Alla navata centrale si accedeva tramite un ingresso principale ubicato sul lato corto occidentale ed un ingresso secondario ubicato a metà circa del lato lungo meridionale, il quale metteva probabilmente in comunicazione la chiesa con gli annessi a sud; tali ingressi erano realizzati con cura tramite la messa in opera di stipiti in pietra lavorata.
(Fig.5) Il progetto originario del complesso monastico prevedeva anche uno sviluppo di altri ambienti a sud, ma l’interruzione delle strutture murarie in corso d’opera, suggerisce, per questa parte dell’intero complesso edilizio, una fase di interruzione del progetto edilizio iniziale.
Come hanno dimostrato le indagini degli anni scorsi, in seguito ai danni causati dall’incendio sulle macerie del precedente edificio, viene realizzato un secondo corpo di fabbrica ad aula absidata, che si appoggia alle strutture precedenti (Cf 2). (Fig.6-7) In relazione alla fase di cantiere dell’edificio sono stati inoltre identificati consistenti livelli di accumulo di calce e sabbia di granito funzionali alla lavorazione della malta per le murature localizzate nella parte settentrionale della chiesa (Fig.8).
I manufatti ceramici rinvenuti nelle stratigrafie relative alle fasi di costruzione-frequentazione-distruzione e riuso del complesso (Fig.9) confermano pienamente la datazione ad un arco cronologico compreso a cavallo tra XII e XIII secolo.
Nell’area presbiteriale definita dal coro rettilineo è stata scavata quest’anno una sepoltura (Fig.10) che, per la sua ubicazione e per la sua connotazione strutturale, è da considerarsi una sepoltura privilegiata, peraltro in fase con l’edificio CF 1. La fossa per l’inumazione era sovrastata da un altarolo quadrangolare costituito da conglomerato di pietre e malta e rivestimento di laterizi di grandi dimensioni (analoghi a tutti gli altri laterizi rinvenuti nell’area di scavo) disposti su alcuni filari orizzontali e legati con malta; la peculiarità della sepoltura è costituita dall’assenza dell’inumato che deve essere stato rimosso in un momento imprecisato, dopo lo smantellamento della cassa lignea, la cui presenza è attestata dal rinvenimento di numerosi chiodi di ferro rimasti ancora sia sul fondo della fossa lungo i lati, sia nel terreno di riempimento successivo all’esumazione.
Le indagini sono state inoltre estese su una porzione della collina in direzione sud e sud-est rispetto all’edificio ecclesiastico (Fig.11). In tale area sono state effettuate dai ricercatori dell’IMAA – CNR delle indagini diagnostiche preventive, allo scopo di verificare la presenza di anomalie diffuse nell’area interessata così come risultavano dall’filtraggio delle immagini satellitari. Più in dettaglio , dalle immagini satellitari era stata messa in evidenza una figura geometrica piuttosto lineare che occupa l’area centrale della collina, dalla chiesa fino al fiume Arvo. In tale area sono state effettuare delle indagini geofisiche intensive (indagini geomagnetiche e geoelettriche). Da un saggio archeologico (Fig.12) tracciato successivamente si è dimostrato che la figura geometrica corrisponde ad un canale che corre lungo il lato est della collina con andamento grosso modo nord-sud. Nello stesso saggio sono stati anche mesi in luce dei buchi di palo sistemati lungo il fianco ovest del canale. Tali elementi permettono di avanzare l’ipotesi che tutta l’area centrale della collina, a sud dell’edificio ecclesiastico e fino al fiume Arvo, era stata perimetrata da una palizzata di legno affiancata da una canalizzazione per il deflusso delle acque. All’interno di tale spazio chiuso sono quindi da localizzare le zone per le coltivazioni, per le attività ortive, per i ricoveri degli animali e le strutture di abitazione (Fig.13).

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