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Palmi
Calabria. Palmi (RC),
loc. Taureana.
Direzione
M. Osanna, M. Fabbri, R. Agostino
Direzione Saggi Protostorici
M. Bettelli, S.T. Levi, F. Ferranti
Coordinamento
M.M. Sica
Responsabile topografia e documentazione grafica
M. Di Lieto
Anche nel 2008 sono proseguite le indagini archeologiche nel sito di Taureana di Palmi (RC). Le ricerche quest’anno si sono concentrate sui livelli protostorici, come era già avvenuto nella campagna 2007. Come è noto, l’area occupata dall’insediamento dell’età del bronzo divenne sede di un’importante città brettia e romana, quindi i livelli protostorici risultano fortemente disturbati dalle attività edilizie svoltesi nei secoli successivi ().
Quest’anno sono proseguite le ricerche nel cosiddetto Ambiente 3, a partire dai livelli sottostanti il crollo di una struttura con pareti di legno e intonaco, lasciati in posti alla fine della scorsa campagna. L’asportazione di uno strato a concotto e dei sottostanti livelli a matrice, ha messo in luce una situazione, inaspettata, caratterizzata da un imponente livello di abbandono ricchissimo di frammenti ceramici e ossi animali, che obliterava un allineamento di pietre di dimensioni medio-grandi ad andamento curvilineo, interpretabili come parete di una precedente capanna (). Poggiati al di sopra dello strato di cocciame e ossi, si trovavano un palco di corno di cervo intero e di una coppa su alto stelo, mutila del piede e di un’ansa (). La coppa poggiava sull’imboccatura, occupando uno spazio delimitato, apparentemente, da alcune pietre poste in cerchio. Sotto la coppa è stata rinvenuta un’insolita concentrazione di ossi animali, tra cui una mandibola (). Si tratta della traccia di un rituale di obliterazione della struttura, o di fondazione di quella successiva, che aveva previsto la caccia di un cervo e un pasto i cui resti erano stati devotamente deposti al di sotto della coppa. Un confronto significativo è con Broglio di Trebisacce dove è documentata la deposizione rituale in una fossa delle suppellettili di un’abitazione andata distrutta, con il sacrificio di alcuni cervi e una libagione.
Dal saggio di scavo volto ad indagare le tracce della viabilità interna all’insediamento brettio, alla fine della scorsa campagna erano emersi i resti di un’ulteriore capanna dell’età del bronzo. Si tratta di una struttura a pianta curvilinea, probabilmente circolare o sub-circolare, con le pareti in graticcio stramineo rivestito di argilla impostate su un muretto in pietrame. Al di sotto del crollo delle pareti è stato messo in luce il battuto pavimentale e le tracce di una piastra di focolare in argilla. Inoltre lungo il perimetro interno, a una distanza di circa 20 cm dal muro di base sono state rinvenute 4 buche per i pali che probabilmente dovevano sorreggere lo spiovente del tetto. Addossati alla base delle pareti sono stati messi in luce diversi frammenti di coppe su alto piede di stile thapsos-milazzese, di diverse dimensioni, alcune parzialmente ricostruibili. Considerata la vicinanza tra questo settore di scavo e l’Ambiente 3, non si può del tutto escludere che il crollo di concotto ivi rinvenuto sia pertinente alla medesima struttura messa in luce sotto la strada brettia. Quest’anno è stato completamente esposto il pavimento in terra battuta e scottata, che doveva interessare l’intera superficie della capanna, ed almeno un focolare di forma grosso modo ellittica, che era incassato nel pavimento, privo di una sottofondazione di qualche tipo (). Al di sotto di questo pavimento, che possedeva un certo spessore, ne è stato messo in luce uno precedente, realizzato con la stessa tecnica. Lo scavo ha interessato anche i livelli relativi alla cunetta di fondazione del muretto in pietrame. Al di sotto di essi è venuto in luce un precedente allineamento di pietre, grosso modo complanare a quello di fase successiva. Sembra verosimile che tale muretto e il nuovo pavimento siano relativi ad una medesima struttura di fase precedente (). I materiali raccolti sono tutti inquadrabili in un orizzonte Thapsos-Milazzese. Anche in questo settore dunque, come negli ambienti 1 e 3 siamo di fronte a strutture che venivano continuamente ricostruite per lo più nello stesso punto, anche più volte nell’arco di un periodo relativamente breve e caratterizzato dalla stessa facies archeologica.
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