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Venosa
Basilicata. Venosa (PZ).
Direzione: M. L. Nava
Coordinamento della attività sul campo: A. Di Noia, P. Macrì.
Nello scorso luglio, a distanza di circa venti
anni (), sono riprese le indagini
all’interno del parco archeologico
di Venosa. L’area indagata si sviluppa alle spalle
del triconco della Basilica interessando tra l’altro uno
degli assi principali della viabilità urbana di Venosa,
il lastricato stradale che costeggiando
a sud il complesso paleocristiano si snoda in direzione dell’anfiteatro
(
), il quale è
stato completamente messo in luce.
L’area indagata ha confermato per questo settore dell’area
urbana di Venosa una continuità
di vita, se pure con una diversità di destinazione
d’uso delle varie aree della città, che si spinge fino
alle soglie del XIX secolo. Alle spalle dell’abside
trilobata e sui livelli di abbandono del lastricato stradale, avvenuto
tra età tardo antica e alto medioevo, vengono realizzate
due fosse comuni (
) -destinate
ad accogliere probabilmente le vittime di una epidemia - che si
vanno ad aggiungere a quelle già indagate nelle precedenti
campagne e che si localizzano ad est dell’odierno scavo. Con
i dati finora disponibili si propone per esse una
datazione precedente l’XI secolo, momento in cui viene
realizzata, in una delle due, una piccola
fossa priva di spoglie umane nella quale sono state rinvenute
tre monete bronzee ascrivibili all’XI
secolo d. C. (). La conversione ad area cimiteriale di tutto il settore alle
spalle del complesso paleocristiano viene confermata anche dal rinvenimento
di numerose sepolture monosome ( ) entro
fosse o cassa litica () che occupano tutta l’area, tagliando in alcuni casi
le strutture murarie già rasate e fuori uso (). Un lungo periodo di abbandono di tutta l’area, con
conseguente perdita di memoria della destinazione cimiteriale della
stessa, deve essere subentrata, se le testimonianze riprendono solo
tra XVI e XVII secolo con strutture
di tipo abitativo-produttivo (). Strutture murarie, in un caso con annessa fornace (), si impostano infatti su i livelli di abbandono delle fosse
e della necropoli. È probabilmente da imputare ad un evento
naturale, quale un terremoto, il
crollo di questi edifici. Negli strati
di crollo, infatti, è stata rinvenuta una moneta d’argento
datata 1688 (), anno in cui le cronache cittadine riferiscono di un devastante
terremoto. È, infine, da collocare agli inizi del XIX secolo
l’ultima frequentazione dell’area da riferire ad una
conversione agricola dell’area in questione. Nelle catacombe
sono proseguiti i lavori di restauro ( )
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