Chi siamo
Allo stato di crisi in cui versa la ricerca italiana non sfugge neppure l'Ateneo di Basilicata che, se pur di limitate dimensioni, ha rivestito, riveste e vorremmo continuasse ad avere un ruolo fondamentale nella crescita culturale e sociale della regione Basilicata. In virtù anche di tale ruolo fondamentale, i precari della ricerca lucana ritengono siano ormai maturi i tempi per richiamare l'attenzione e sensibilizzare l'opinione pubblica su questo grave problema.
Nel nostro ateneo sono circa 500 i soggetti che forniscono a titolo precario (dottorandi, borsisti, assegnisti, ex Co.Co.Co., etc.) un fondamentale contributo al sostegno delle attività di ricerca, didattica, tutoraggio, predisposizione, presentazione e svolgimento di progetti nazionali, internazionali e convenzioni di ricerca, ecc.. Sebbene una buona parte di questi hanno ormai maturato una esperienza pluriennale (dimostrabile con titoli, pubblicazioni, attività di ricerca e didattiche svolte, ecc.) molto spesso vedono limitate, se non annullate, le proprie legittime aspirazioni di lavoro e i propri diritti a seguito di logiche non basate sul merito e di politiche nazionali e locali scellerate. Se a questa confusione, introdotta da una molteplicità di tipologie contrattuali, si aggiunge la dubbia qualità del nuovo modello introdotto dai paesi più industrializzati, ossia quello di sostituire il personale di ruolo con personale a contratto, i risultati sono deleteri. Tale modello si sta dimostrando completamente fallimentare negli obiettivi per cui è stato introdotto: sta determinando un peggioramento della qualità didattica, non aumenta la produttività scientifica e non migliora il trasferimento tecnologico.
Date queste evidenti conseguenze che minano nelle fondamenta non solo lo stato di diritto e di dignità dei ricercatori precari, ma soprattutto ne impoveriscono la loro qualità e quantità, esprimiamo con forza il NOSTRO TOTALE DISSENSO ALL'INCENTIVAZIONE DEL LAVORO PRECARIO NELLA RICERCA.
Il Comitato Ricercatori Precari dell'Università degli Studi della Basilicata
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