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Altojanni

Basilicata. Grottole (MT).
Direzione: M. Osanna, D. Roubis, F. Sogliani
Coordinamento attività sul campo
Scavo: V. Antongirolami, M. Di Lieto, F. Melia
Ricognizione: M. Bileddo, A. D’Ulizia, L. Leggio, B. Serio

Il progetto di indagine nell’area di Altojanni, intrapreso nel 2005, ha previsto per il 2006 sia indagini di scavo sia di ricognizione di superficie intensive. Partendo da queste ultime, le indagini hanno interessato tutto il territorio circostante l’altura occupata dalla fortificazione medievale ( foto 1 ), compreso tra il Bradano e il suo affluente Bilioso, una zona che ricade tra i due siti dominanti di Monte Irsi a nord e Timmari a sud. Le indagini ( foto 2 ) hanno previsto oltre alla ricognizione sistematica ( foto 3 ) che si è avvalsa di un metodo infra-site, lo studio delle immagini satellitari multispettrali, analisi geologiche e geopedologiche, paleobotaniche e polliniche , nonché la creazione di una piattaforma GIS e di modelli tridimensionali del terreno e analisi spaziali. Passando ai risultati è stato possibile individuare ben 126 Unità Topografiche ( foto 4 ) comprese tra età del Bronzo e medioevo. Il periodo protostorico ( foto 5 ) è documentato da alcuni siti che hanno restituito abbondante ceramica ad impasto riferibile al Bronzo medio. Il periodo arcaico invece è attestato, per ora, da un unico sito, rinvenuto su un basso poggio ove la concentrazione di manufatti annovera ceramica a decorazione geometrica, comune e da fuoco nonché vernice nera di produzione attica e coppe ioniche. Si segnalano inoltre scarti di ceramica riferibili alla attività di una fornace . Le fasi cronologiche meglio documentate sono significativamente la prima età ellenistica ( foto 6 ) e l’epoca tardo imperiale : non meraviglia certo il rinvenimento di tracce di un intensivo sfruttamento del territorio nella prima età ellenistica, quando l’infittirsi di piccoli insediamenti sparsi, principalmente a carattere agricolo, può essere riferito alla definizione dei paesaggi agrari pertinenti ai due insediamenti vicini di Timmari e Monte Irsi. Si tratta senza dubbio di piccole fattorie con adiacenti nuclei sepolcrali che vengono a caratterizzare un paesaggio agrario non molto diverso da quello delle vicine chorai coloniali. Una forte contrazione insediativa si documenta invece per la fase tardo ellenistica: se molto labili sono le tracce di frequentazione tra II e I a.C. (evidente conseguenza della scomparsa dei grandi insediamenti vicini in epoca post-annibalica), una rinnovata fase di ridefinzione territoriale si avverte a partire dalla prima età imperiale ( foto 7 ). In quest’epoca cominciano ad essere documentati alcuni siti di un certo rilievo, senza dubbio ville con grandi estensioni territoriali, destinati ad avere una sostanziale continuità per tutta l’età imperiale, ed un nuovo decisivo incremento in età tardo-antica.
In età medievale ( foto 8 ) infine si registra un forte accentramento insediativo sull’altipiano di Altojanni, posto in posizione dominante e di controllo visivo del territorio, dove si sono concentrati gli interventi di scavo archeologico ( foto 9 ), che hanno riguardato due settori, l’altura stessa, nell’area della cosiddetta Torre (area A), e l’area ubicata sui fianchi meridionali (area C). Il primo intervento ha consentito di ricostruire la planimetria dell’esteso impianto fortificato ( foto 10 ) e di alcuni ambienti inglobati all’interno della cinta. Sul tratto occidentale del recinto fortificato è una struttura ad “L” ( foto 11 ), conservata in alzato per un’altezza di m. 10, la quale è stata realizzata a ridosso di un grande ambiente rettangolare, identificato come un “torrazzo” ( foto 12 ) di considerevoli dimensioni, che trova confronto strutture relative ad insediamenti fortificati di età sveva, in particolar modo in Sicilia. Lo scavo ha messo in luce buona parte dell’alzato dei muri perimetrali dello stesso ed una serie di imponenti crolli che obliteravano totalmente l’interno della struttura e coprivano tracce consistenti di un incendio, che deve aver causato il crollo della copertura lignea. Nell’area nord orientale della cinta è stato portato in luce un ampio ambiente quadrangolare ( foto 13 ), provvisto sul lato nord di un ingresso ( foto 14 ) definito da stipiti in calcare rifiniti e modanati, in seguito obliterato da una tompagnatura. Tutto l’ambiente risultava obliterato da potenti strati di crollo dai quali provengono frammenti ceramici, ascrivibili al XV secolo. Ai piedi dell’altura, infine, sono state individuate le strutture ( foto 15 ) relative ad un piccolo edificio di culto monoabsidato ad aula unica ( foto 16 ), che doveva costituire il fulcro dell’area religiosa dell’intero insediamento.


foto 1


foto 2


foto 3


foto 4


foto 5


foto 6


foto 7


foto 8


foto 9


foto 10


foto 11


foto 12


foto 13


foto 14


foto 15


foto 16

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