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Forenza
Basilicata. Forenza (MT)
Direzione
Rosanna Ciriello
(Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata - Musei di Venosa e Melfi)
Massimo Osanna
(Scuola di Specializzazione in Archeologia di Matera)
Francesca Sogliani
(IBAM CNR – Scuola di Specializzazione in Archeologia di Matera)
Dimitris Roubis
(IBAM CNR – Scuola di Specializzazione in Archeologia di Matera)
Coordinamento scavo archeologico
Isabella Marchetta
Survey
Delis Fiorani, Alessia Mancini, Michele Scalici
Nel luglio del 2009 è iniziato un nuovo progetto nel territorio di Forenza, grazie ad una convenzione tra Comune, la Soprintendenza Archeologica e Scuola di Specializzazione. Nell’ambito del “Programma di recupero e valorizzazione dell’ex monastero Santa Maria de’ Armenis”, sono stati prevista interventi di ricognizione e di scavo, con lo scopo di approfondire la conoscenza dell’evoluzione storico-costruttiva del monumento e di acquisire dati sulle caratteristiche insediative nella diacronia dell’area territoriale in cui l’edificio religioso è inserito.
Sono state dunque sottoposte ad indagine di ricognizione tre grandi aree: la prima occupa le pendici del Monte Armenia. L’alto numero di ritrovamenti effettuato all’interno di quest’area ne sottolinea l’importanza dal punto di vista strategico: di qui passava del resto la Via Erculea, grande arteria di collegamento nel tratto Venusia-Potentia, e non a caso su quest’asse si snoda la maggior parte dei siti individuati. Si tratta di insediamenti rurali con annesse necropoli, databili tra età ellenistica e tarda antichità. Di particolare rilievo sono in particolare i dati recuperati presso il versante nord-orientale del Monte Armenia, dove un sito ha restituito frammenti di terrecotte figurate e una moneta in bronzo. La seconda area interessa la sommità e le pendici sud-occidentali del Monte Caruso, forse la località più importante dal punto di vista strategico e paesaggistico, che domina grazie ai suoi 900 metri tutto il territorio circostante. La costruzione della piazzola per la messa in opera di una torre eolica ha messo in luce una sezione che restituisce frammenti ceramici della seconda età del Ferro (VIII-VI sec. a.C.); sulla sommità dello stesso rilievo, invece, sono ancora visibili in elevato resti di una costruzione che dalla tecnica muraria si può riferire ad età alto-medievale. L’ultima area ricognita comprende il pianoro di S. Martino e gli immediati dintorni: in località Serra La Perna una vasta area di frammenti fittili documentano una frequentazione intensa tra età ellenistica e alto medievale : in particolare è documentabile una necropoli, alcune tombe son visibili anche sul taglio della collina. Nella Contrada Settanni , a ridosso del confine con Maschito, infine è stato individuato uno dei siti più estesi e meglio conservati: segnalo scarti di fornace di tegole, ceramica a vernice nera e “a pasta grigia”, sigillata italica e africana, grandi contenitori e macine in pietra lavica che documentano un vasto insediamento di età ellenistica ed imperiale.
La capillare occupazione del territorio circostante Forenza potrebbe riaprire il dibattito riguardo l’ubicazione dell’antica Forentum, che, come è noto, viene solitamente identificata presso l’attuale Lavello.
Per quanto riguarda la chiesa di S. Maria de Armenis , una fondazione probabilmente dovuta ad una delle comunità armene che giunsero in Italia meridionale nell’XI secolo, la prima attestazione è del 1196, mentre un documento del 1250 riferisce della locazione della chiesa a Riccardo di Acerenza, attestando la sua appartenenza all’abbazia di Montevergine. Dal 1288 l’amministratore della chiesa riceve il titolo di priore; mentre la fondazione di un monastero annesso è attestata intorno al 1299. Attualmente la chiesa si presenta come un complesso architettonico composito in cui si riconoscono tre corpi di fabbrica: la navata con ingresso a est e a sud, un secondo corpo ad ovest e un terzo quadrangolare identificabile come un piccolo ambiente di servizio o un campanile.
I saggi, programmati in seguito ad indagini geo-diagnostiche, nello spazio antistante all’ingresso meridionale, hanno rivelato assenza di strutture, escludendo che il complesso monastico si sviluppasse su questo lato dell’edificio. Probabilmente un ambiente connesso al monastero poteva svilupparsi a nord dell’edificio dove, uno dei saggi ha restituito strutture, solo parzialmente indagate. Dati rilevanti provengono invece dal fronte est dell’edificio, dove è stato possibile identificare il precedente impianto della chiesa, databile alla prima metà del XIII secolo. Sotto l’ingresso è stata portata alla luce la conformazione originaria della parte presbiteriale, orientata ad est, con abside centrale fiancheggiata da due minori, consentendo così di ricostruire l’ingresso originario sul perimetrale opposto. E’ stato inoltre portato alla luce un ambiente rettangolare della prima fase costruttiva dell’edificio, un annesso all’edificio ecclesiastico, forse di servizio, dismesso intorno nella seconda metà del XIII secolo e occupato poi da sepolture al suo interno. Sono state identificate 4 sepolture in fossa con inumazioni supine con braccia conserte, prive di corredo. Ulteriori deposizioni nei livelli di fondazione dei perimetrali dell’ambiente, documentano la funzione cimiteriale dell’area anche nella fase precedente.
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