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Gabii
Lazio. Gabii (Roma): Acropoli
Direzione:
M. Fabbri (Università di Roma “Tor Vergata”)
S. Musco (Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma)
M. Osanna (Scuola di Specializzazione in Archeologia di Matera).
Coordinamento attività di scavo:
C. Boscarini (Università di Roma “Tor Vergata”)
Responsabili delle indagini stratigrafiche e della relativa documentazione schedografica, grafica e fotografica:
R. Bochicchio, M. Bruno, A. Costanzo, V. Ducatelli,
C. Manzetti, C. Masci, D. Romano, A. Settimi, D. Vicale
(Univ. di Roma “Tor Vergata”).
Coordinamento documentazione grafica:
A. Tronelli (Soc. Nadir)
Responsabili laboratorio materiali:
P. Ghigliordini, M. Zingaretti (Università. di Roma “Tor Vergata”)
Responsabile materiali di età protostorica:
M. Bettelli (Scuola di Specializzazione in Archeologia di Matera)
Dal 2007 la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, l’Università di Roma “Tor Vergata” e la Scuola di Specializzazione in Archeologia di Matera hanno intrapreso un progetto di ricerca a Gabii . Nel primo anno le ricerche si sono concentrate nel settore orientale della città, dove sono stati indagati un tratto della cinta urbica e l’area occidentale del santuario orientale, nelle campagna di scavo 2008-2009 , oltre a proseguire le indagini già avviate, è stata portata l’attenzione anche sulla collinetta posta più a nord e prospiciente il bacino lacustre: un’area identificabile come l’acropoli di Gabii. Nel 2008 era già stato identificato un vano di un edificio frequentato in età arcaica e obliterato intenzionalmente da un consistente accumulo di pietre . La ripresa delle indagini ha messo in luce tutto l’edificio e ha permesso di comprenderne cronologia, modalità di costruzione, funzione e contesto politico-culturale . Si tratta di un impianto tripartito, con sala centrale più ampio e ambienti laterali con ingressi decentrati, preceduto da un impianto più antico ancora poco indagato, realizzato, frequentato e abbandonato nell’ambito del VI sec. a.C. Un dato straordinario è costituito del tumulo in pietre che lo ricopre presupponendone una totale defunzionalizzazione. Tale modalità di obliterazione del complesso ha determinato uno straordinario stato di conservazione delle murature conservate per un’altezza di quasi due metri . Particolarmente rilevante sono i resti delle coperture a volta utilizzate in corrispondenza delle aperture dei due ambienti laterali. Altrettanto significativi sono i dati acquisiti relativamente ad una sequenza di azioni rituali connesse alla verosimilmente alla inaugurazione del complesso . Nel vano 1 erano quattro fosse circolari, scavate nel banco, orientate secondo i punti cardinali e distribuite a distanze regolari: una stretta relazione esiste tra la fossa Sud e quella Ovest come documenta la ricostruzione dei processi deposizionali dei rispettivi riempimenti. All’interno della fossa Sud era una sepoltura neonatale in olla; nella fossa Ovest, erano diversi frammenti di una seconda analoga olla, intenzionalmente rotta per utilizzarne frammenti come chiusura della vicina deposizione infantile. Anche le fosse Nord e Est sono associabili, contraddistinte entrambe da tracce di fuoco, che rimandano a rituali che prevedevano la cottura di cibi. Anche gli altri due ambienti hanno restituito evidenti tracce di azioni rituali : nel vano 2 la presenza di due ollette inserite nella muratura non trova altra spiegazione se non in tal senso, mentre nell’angolo sud era una seconda sepoltura neonatale in olla, probabilmente deposta nel momento in cui venne intaccato il pavimento della fase precedente. Infine nel vano 3 sono state individuate tre ulteriori sepolture relative a feti o neonati, immediatamente al di sopra del pavimento della fase precedente, al momento della gettata della preparazione pavimentale di II fase. Dell’arredo interno si conserva poco, ad eccezione di una base lapidea al centro dell’ ambiente 3, sulla quale era un grande dolio conservato quasi interamente . Si segnala inoltre il rinvenimento, all’interno dell’accumulo di pietre che obliterava i tre vani, di manufatti di pregio che rimandano inequivocabilmente ad attività cerimoniali. Della decorazione architettonica si conservano frustuli di statue acroteriali e soprattutto una lastra attribuibile ad un fregio della nota serie raffigurante il Minotauro associato a felini che, documentata a Roma nella Regia, nel Comizio e nel Campidoglio, è riconducibile alla celebre saga di Teseo, utilizzata da Servio Tullio per enfatizzare e legittimare il proprio potere .
Come dimostrano planimetria, tipologia e rimandi della decorazione architettonica e arredo interno si tratta di un edificio eccezionale, confrontabile con le coeve regiae note da Roma all’Etruria. In particolare a Gabi suggestiva è l’esistenza di una tradizione letteraria che attesta la presa del potere, attraverso uno stratagemma, del figlio di Tarquinio il Superbo, Sesto Tarquinio. Considerata la presenza di figure tiranniche a Gabi nel VI sec. a.C non è escluso che il nostro edificio rappresenti proprio la regia di Sesto, o comunque di un tiranno che utilizza le stesse modalità di autorappresentazione della dinastia dei Tarquini . Dalla medesima tradizione si deduce inoltre che con la caduta della monarchia a Roma anche a Gabi viene scacciato il tiranno . Non sembra casuale che l’edificio venga distrutto intenzionalmente e seppellito dal tumulo proprio sullo scorcio del VI sec., un evento che, evidentemente, viene a sancire la nascita di un nuovo assetto politico-istituzionale.
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