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Rocca Montis Dragonis

Campania. Mondragone (CE)
Direzione
Luigi Crimaco
(Direttore Museo Civico Archeologico Città di Mondragone)
Francesca Sogliani
(IBAM CNR – Scuola di Specializzazione in Archeologia di Matera)

Coordinamento survey
Dimitris Roubis
(IBAM CNR – Scuola di Specializzazione in Archeologia di Matera)

Coordinamento attività di scavo e magazzino reperti
Lia Minopoli, Albina Moscariello, Lorena Trivigno

Coordinamento Laboratorio di restauro reperti
Marianna Musella

La Rocca Montis Dragonis, ubicato sulla sommità del Monte Petrino (foto 1) prospiciente la linea di costa e sovrastante Mondragone (CE), rappresenta uno dei contesti d'altura medievali più estesi ed articolati dell’Italia meridionale (foto 2), posto in posizione strategica (foto 3) e di controllo di tutto il territorio circostante e della viabilità terrestre e fluviale. La seconda campagna della Scuola (foto 4) ha qui interessato alcuni edifici ubicati sul pianoro sommitale, originario nucleo fortificato dell’insediamento (foto 5), la cui frequentazione inizia già nell’altomedioevo e continua fino all’età viceregnale. Del corpo di fabbrica 10 (foto 6), ubicato sul margine NW del pianoro sommitale, è stata restituito per intero la planimetria: si tratta di uno spazio con funzione militare, riservato ad ospitare una parte della guarnigione cui era assicurato il passaggio all’adiacente torrione, ma anche utilizzato come residenza, da un personaggio di rango elevato, come si può desumere (foto 7) dal ritrovamento di una corazza, del tipo diffuso tra il 1400 e il 1500 in Italia, di una staffa e di numerose monete. (foto 8) L’accesso all’ambiente avveniva attraverso una soglia in blocchetti di tufo sormontata da un arco in conci in tufo. (foto 9) L’edificio utilizza una precedente cisterna sottostante, attraverso un pozzetto quadrato in muratura, affiancato da un bancale e da una nicchia che agevolavano le operazioni di raccolta dell’acqua. Il crollo dell’edificio, causato da un evento improvviso e violento, molto probabilmente un terremoto, ha sigillato l’ultima fase di frequentazione datata, in base a rinvenimenti monetali, tra la fine del 1400 e gli inizi del 1500.
(foto 10) E’ stata inoltre completata l’indagine dell’area antistante il corpo di fabbrica 8, ubicato a ridosso del muro di cinta (foto 11 - 12) utilizzato come cappella di culto nella sua ultima fase di vita. (foto 13) A ridosso dell’entrata è stato messo in luce il vestibolo. L’unità funzionale ad esso adiacente (foto 14) è occupata da un scala in muratura, rinvenuta in crollo, che consentiva (foto 15) l’accesso al piano superiore; nel vano sottoscala è stata rinvenuta una vasca rivestita di malta. (foto 16) Lo scolo delle acque avveniva tramite un condotto, rivestito da un tubo fittile. Entrambi gli ambienti dovevano essere dotati di copertura lignea. Sicuri appigli cronologici derivano dal rinvenimento negli strati di crollo e frequentazione, (foto 17) ed in associazione con ceramica smaltata di importazione dall’Italia centrale e di monete della prima metà del XVI secolo. (foto 18) E’ stata inoltre messo in luce la metà occidentale dell’ambiente 12, compreso tra la cinta muraria settentrionale del pianoro e la grande cisterna centrale. Nei potenti strati di crollo (foto 19) sono evidenti gli elementi delle coperture oltre a due grandi blocchi murari crollati e frammenti di intonaco parietale. (foto 20) Sul pavimento in malta lisciata dell’ambiente era poggiato un grosso blocco lapideo, probabilmente un prodotto “non finito”, inizialmente pensato come elemento architettonico (capitello?) e in seguito riutilizzato come vasca/acquasantiera. E’ documentata ceramica del XV e XVI secolo, nonchè numerosi pezzi di masse vitree e gocce vetrose pertinenti ad indicatori di produzione derivanti dalla lavorazione del vetro, il cui numero lascia pensare alla presenza di una struttura produttiva nelle immediate vicinanze. (foto 21) All’inizio del villaggio sottostante il pianoro fortificato, a ridosso del muro di cinta, è stata scavato un forno di cottura per il pane, di forma circolare, (foto 22) realizzato in mattoni quadrangolari, impilati su più file. Il piano di cottura è costituito da pietre piatte, coppi e malta. Il forno è addossato inoltre (foto 23) ad una nuova struttura muraria rintracciata in occasione delle indagini 2009 che, per caratteri costruttivi e dimensioni, è stata interpretata come un ulteriore muro di cinta del villaggio. La sua realizzazione, coeva alla struttura del forno, è relativa ad una fase di ampliamento del tessuto insediativo del villaggio, databile ad età tardomedievale.
(foto 24) Sono proseguite inoltre le ricognizioni sui versanti del Monte Petrino, finalizzate alla mappatura sistematica dei terrazzamenti che attestano i sistemi di sfruttamento del territorio adiacente il castello nel medioevo (foto 25) nonché delle evidenze insediative di età preromana e romana, relative soprattutto a ville-fattorie specializzate nella viticoltura. (foto 26) Si segnala anche l’importante scoperta di un esteso villaggio di capanne nella sella ai piedi del versante orientale, che amplia il tessuto insediativo di età aurunca già noto dal c.d. Villaggio dei Ciclamini, ubicato sulla sommità dell’altura,

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