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Montescaglioso
Basilicata. Montescaglioso (MT)
Direzione:
Dimitris Roubis
(IBAM-CNR, Scuola di Specializzazione in Archeologia)
Anna Maria Patrone
(Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata)
Coordinamento attività sul campo
R. Montesano, M. Motola, E. Abbiuso, F. Mastroluisi
Nell’autunno del 2009 sono proseguite le ricognizioni di superficie nel territorio di Montescaglioso. Si tratta di un progetto di Archeologia del Paesaggio, nato grazie ad una convenzione stipulata con la Soprintendenza e Comune, finalizzato alla conoscenza dei paesaggi della valle del fiume Bradano ( ). Le indagini hanno interessato zone di altura, particolarmente accidentate, ricadenti in una estesa area, estremamente variegata dal punto di vista geomorfologico, tra il villaggio di Difesa S. Biagio e le estremità meridionali dell’abitato di Montescaglioso (foto 3). Sono così state individuate 35 nuove UT, () in maggioranza composte da piccole aree di frammenti fittili a densità bassa, appartenenti a frequentazioni non stabili, forse di carattere stagionale e relative a strutture capannicole e ad attività agricole di paleocoltivazioni. Non mancano per la tarda età classica ed ellenistica (IV - II sec. a.C.), attestazioni di alcuni siti di piccole dimensioni che - per tipologia dei materiali contenuti e per posizione topografica - vanno riferiti a strutture legate allo sfruttamento pastorale del territorio (). A debita distanza dai grossi villaggi sopramenzionati, è stata rinvenuta una grande fattoria ellenistica a carattere probabilmente unifamiliare, ubicata in prossimità di dolci pendii adatti alle coltivazioni e vicino a ricche sorgenti, la quale è documentata oltre che dall’alta densità dei frammenti in superficie anche dal crollo di muri e tegole ()
Per l’età medievale e postmedievale, si aggiungono ora alcuni importanti indicatori informativi riguardo le attività produttive specializzate praticate, grazie alla scoperta di un intero quartiere di fornaci per mattoni e tegole, con camere di combustione a pianta rotonda e rettangolare, localizzato sul fondo di un dirupo impervio, di difficile accesso e ricoperto dopo secoli di abbandono, da una fittissima vegetazione ().
Uno degli obbiettivi primari del Progetto, è di analizzare l’evoluzione e lo sfruttamento del territorio in età postmedievale, puntando all’individuazione dei caratteri comuni, delle diversità strutturali e delle vocazioni specifiche ambientali dell’area pilota in una prospettiva di studio diacronico - con metodo regressivo - delle trasformazioni del paesaggio antico (). In virtù di questo, particolari sforzi sono stati dedicati alla prosecuzione della sistematica documentazione di alcune unità rurali di ricovero in rovina, distribuite in alcuni comparti territoriali a testimonianza della loro vocazione agro-pastorale nonché nella dettagliata mappatura informatizzata di tratturi e tratturelli, di guadi di attraversamento e di punti di approvvigionamento idrico lungo i tracciati residui di transumanza. () Infine, una novità assoluta dell’indagine sul campo riguarda la puntuale individuazione e studio delle cosiddette “pietre fitte”, grazie anche alla costante collaborazione del Centro di Educazione Ambientale di Montescaglioso (). Si tratta di manufatti in calcare, posizionati verticalmente sul terreno, talvolta con monogrammi o, più spesso, con lettere incise, disseminati su tutto il territorio ricognito. Si tratta di magnifici segnacoli, muti ma ugualmente parlanti, di antichi tenimenti e feudi dell’abbazia nonché di punti fermi per la demarcazione di confini territoriali civili e religiosi.
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