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Pantelleria

Sicilia. Pantelleria (TP), loc. S. Marco
Direzione
M. Osanna, T. Schäfer

Coordinamento attività sul campo (scavo)
V. Capozzoli

Responsabili di Saggio
A. Doronzio (Saggio II), D. Romano (Saggio IX)

Responsabili della documentazione grafica
A. Bruscella, L. Giliberto

Anche quest’anno l’Acropoli di San Marco di Pantelleria ha la prosecuzione delle attività di scavo intraprese già nel 2000 in collaborazione con l’Università Eberhard Karls di Tuebingen (fig. 1) e la Soprintendenza di Trapani. Le ricerche hanno visto in passato la combinazione di scavi estensivi sulla collina di S. Marco e di ricognizioni di superficie nel territorio circostante: queste ultime hanno dimostrato un’impressionante densità di occupazione, senza alcuna soluzione di continuità, a partire dall’VIII sec. e fino all’età imperiale avanzata Ad un orizzonte cronologico di età ellenistica e proto-imperiale rimandano invece le evidenze indagate sulla sommità dell’Acropoli di San Marco, la quale si segnala anzitutto per il complesso sistema di cisterne private e pubbliche – una di queste aveva restituito nel 2003, tra i materiali del riempimento, le straordinarie teste di Cesare, Antonia e Tito –, e quindi per la pluristratificata sequenza di strutture domestiche e di natura militare, senza dimenticare il complesso sistema viario, che sembra definire sin dalla prima fase di costruzione un impianto urbanistico regolare.
La campagna di quest’anno (fig. 2) ha consentito di ampliare notevolmente l’area di scavo finora indagata grazie all’apertura di due saggi (saggi II e IX) (fig. 3). Le indagini hanno interessato in particolare il versante occidentale della terrazza sommitale dell’Acropoli, ovvero l’area del c.d. bastione (fig. 4) e il settore a sud-est di esso, laddove già in passato era stato possibile verificare l’esistenza di una serie di ambienti pertinenti ad una casa (fig. 5). L’obiettivo principale dell’ultima campagna era quello di definire l’articolazione planimetrica e la cronologia tanto delle strutture abitative emerse quanto dell’impianto difensivo. Per quanto riguarda l’impianto domestico che precede la fortificazione, le indagini hanno permesso di ricostruire un complesso costituito da almeno 11 ambienti, di dimensioni e forma variabili (fig. 6), in modo da adeguarsi al preesistente asse stradale. Tali ambienti (fig. 7) si segnalano per l’accurato intonaco parietale, variamente modanato e conservato in modo assai consistente (fig. 8). Dal momento che le soglie degli ambienti posti sul versante occidentale sono ad una quota assai superiore rispetto a quella dell’asse stradale già indagato, è verosimile che essi si aprissero originariamente su una sorta di ballatoio, al quale si doveva accedere per mezzo di scale, i cui resti sono rintracciabili in almeno due diversi settori (fig. 9).
Un approfondimento operato al di sotto di uno dei piani pavimentali sembra indicare per questo blocco di abitazioni una cronologia compresa entro la seconda metà del II sec. a.C. Non si tratterebbe dunque di una casa “punica”, come finora creduto, ma piuttosto di parte di un grande intervento edilizio relativo alla città romana (fig. 10), da inquadrare probabilmente in un momento immediatamente successivo alla distruzione definitiva di Cartagine del 146 a.C.
Al medesimo complesso devono appartenere due cisterne (fig. 11). Mentre una è stata distrutta dalle bombe del secondo conflitto mondiale, l’altra si conserva in modo pressoché integro (fig. 12). Si tratta di una cisterna “a bottiglia” con vasca di decantazione sul fondo, scavata direttamente all’interno della roccia e in origine doveva essere profonda 4 m ca. (fig. 13). L’indagine stratigrafica ha rivelato la presenza di 17 livelli di riempimento, i quali hanno a loro volta restituito, oltre ad alcuni frammenti di statue e di iscrizioni in marmo, tutta una serie di recipienti (brocche in primis), molti dei quali integri. In alcuni casi (fig. 14) la peculiare disposizione e lo stato di conservazione dei singoli manufatti, come pure la presenza di tracce di depositi organici all’interno dei contenitori, hanno suggerito l’ipotesi che tale materiale non sia stato semplicemente rigettato all’interno del serbatoio, oramai fuori uso, ma piuttosto deposto o comunque sistemato per ragioni che tuttavia ci sfuggono ancora.
In una fase successiva si assiste all’erezione di un nuovo impianto difensivo (fig. 15), la quale comporta inevitabilmente una forte destrutturazione e defunzionalizzazione dell’area, con la distruzione del complesso abitativo e l’interro di alcuni suoi ambienti (fig. 16). Questa nuova possente struttura, genericamente denominata “bastione”, presenta una forma rettangolare, scandita al suo interno da due catene, che definiscono tre concamerazioni (fig. 17). Sembra oramai chiaro che essa va messa in relazione con un altro tratto delle fortificazioni rinvenuto già in passato nella terrazza inferiore, e con il quale deve aver formato un sistema difensivo piuttosto complesso, ricostruibile al momento solo sul versante occidentale e in modo ipotetico (fig. 18). Contrariamente a quanto ipotizzato in passato sulla base delle sole fonti scritte, questa nuova fortificazione della parte alta dell’Acropoli non sembra avere alcun rapporto con le vicende del secondo conflitto punico. Un’analisi preliminare del materiale ceramico rinvenuto all’interno degli strati di costruzione indica piuttosto una cronologia compresa entro il I sec. a.C.. Tale dato suggerisce di mettere questa opera difensiva in relazione con la presa di possesso della Sicilia da parte di Sesto Pompeo nel 42 a.C. Un dominio esteso certamente anche su Kossyra – come ricorda esplicitamente Appiano – e che si sarebbe protratto fino al 36 a.C., anno in cui Agrippa sconfisse definitivamente le truppe ribelli di Sesto Pompeo nella celebre battaglia di Nauloco.
Il poderoso sistema di fortificazione avrà comunque vita breve, dal momento che, già nel corso dell’età augustea, verrà addossata al suo versante orientale una nuova struttura abitativa (fig. 19), la quale di fatto viene a svilupparsi sullo stesso asse di quella tardo-repubblicana (fig. 20).
La fine di questo settore dell’insediamento può essere fissata negli anni centrali del II sec. d.C., - come indicano tra l’altro i materiali relativi ai primi livelli di riempimento della cisterna -, forse a seguito di un evento catastrofico (terremoto?), che potrebbe aver determinato l’abbandono definitivo dell’Acropoli di S. Marco.

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