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Pompei - Tempio di Venere Scavo 2007

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Campania. Pompei (NA)
Direzione: E.Curti
Responsabile di saggio: M.Mogetta
Responsabili documentazione grafica: C.Prascina, G.Sterpa
Responsabili laboratorio materiali: F.Coletti, C.Martucci, M.R.Grazioso, I.Varriale
Coordinamento attività scansione laser: C.Prascina, N.Witte (Faber s.r.l.)

( foto 1 ) Quest'anno a Pompei si è proceduto allo studio dei materiali portati alla luce nelle precedenti campagne e al completamento del rilievo del santuario.
Contemporaneamente è stata avviata un'operazione di scansione laser dl complesso, per permettere la difficile opera di rilievo delle sostruzioni del fronte meridionale e di ricostruzione tridimensionale del complesso.
Nell'area del santuario sono state fatte solo piccole indagini, mirate ad una serie di verifiche sulla fase di III/II sec. a.C., ( foto 2 ) quella antecedente alla monumentalizzazione del complesso secondo le forme tipiche dei santuari ellenistici: a fianco di quello che doveva essere uno degli accessi principali all'edificio con corte centrale ed ambienti laterali, ( foto 3 ) sono stati portati alla luce due livelli pavimentali (con relative opere di ristrutturazione) che permettono ora di datare il complesso nella sua prima fase, alla seconda metà del III sec. a.C. Ulteriori operazioni limitate di scavo sono state effettuate nell'area del criptoportico, ( foto 4 ) per permettere la decifrazione delle stratigrafie murarie dell'intricato complesso delle sostruzioni.
Lo studio dei materiali, oltre ad una sistematico lavoro sulle ceramiche ha permesso, grazie al certosino lavoro di Ivan Varriale, coadiuvato da Maria Rita Grazioso, di ricostruire, per la prima volta nella storia di Pompei, un soffitto in primo stile. I frammenti della copertura ( foto 5 ) erano stati rinvenuti nella zona adiacente alla piattaforma centrale del complesso monumentale di fine II sec.a.C., dove era stato portato parzialmente alla luce un ambiente con cisterna, di chiara pertinenza sacrale. Sul pavimento di tale ambiente, in seguito alla sua distruzione in età sillana, erano crollati i resti del soffitto, i cui frammenti sono stati ricomposti in laboratorio. Se finora si era sempre ritenuto che i soffitti di tale periodo fossere realizzati a cassettoni, la nostra scoperta ha permesso di ricostruire un sistema diverso, a fasce colorate in rosso, verde e giallo, ( foto 6 ) ad imitazione di soffitti in travi, secondo tradizioni tardo ellenistiche. A questo vanno aggiunte anche le opere di ricomposizione delle pareti ( foto 7 ) relative allo stesso ambiente.

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